Il problema maggiore è costituito dal fatto che le persone sperimentano reazioni emotive talmente forti di fronte allo stimolo temuto da essere incapaci di affrontare la situazione. Nei casi più gravi queste paure possono rappresentare un limite nel normale svolgimento della propria vita quotidiana perché il soggetto può giungere a voler evitare tutte le situazioni in cui vi è la possibilità di "incontrare" l'oggetto fobico.
Una delle tecniche più tradizionali ed antiche utilizzate per superare questo disturbo è la desensibilizzazione progressiva, nella quale la persona affronta gradualmente le sue paure esponendosi a quote “dosate” della situazione “minacciosa”. Tuttavia, vi sono occasioni nelle quali è veramente difficile trovare gli stimoli adeguati da esporre al paziente. E', a questo punto, che "entra in gioco" la realtà aumentata.
La Realtà Aumentata (Augmented Reality) consiste nell’introdurre elementi virtuali nel mondo reale in modo che la persona possa osservare allo stesso tempo un’immagine composta da una visualizzazione del mondo reale e una serie di elementi virtuali integrati in essa con cui può interagire. L’aspetto più importante di questo sistema si basa nel fatto che gli elementi virtuali rappresentano un complemento del mondo reale permettendo di realizzare un’esposizione controllata. Attraverso la realtà aumentata è, quindi, possibile ricreare in un ambiente controllato una situazione che in condizioni reali genererebbe angoscia e perdita di controllo. Al soggetto viene presentata la situazione ansiogena facendogli decidere a quale grado di intensità vivere tale esperienza. Il soggetto agisce sui parametri di questo mondo immaginario in base alla tolleranza individuale. Per esempio, una persona con la fobia dei ragni potrebbe superare la sua paura iniziando ad interagire con esemplari virtuali controllati dal terapeuta.
Il sistema è composto da un computer connesso ad una videocamera e ad un casco virtuale. Attraverso la videocamera si cattura in un video la parte reale della scena e mediante il casco che indossa il paziente si mescolano entrambi gli elementi: il reale ed il virtuale. In questo modo è possibile realizzare un programma efficace che sia "autoapplicabile" ovvero che la persona non debba ricorrere all’aiuto di uno psicologo per realizzarlo, ma che possa farlo tranquillamente a casa sua, con appoggio professionale magari via internet o telefono.
In particolare, esiste un software per trattare la paura di volare, denominato CAFFT (Computer Assisted Fear of Flying Treatment) che si basa sul principio di adattamento mediante l’esposizione ripetuta agli stimoli ansiogenici e consiste nel presentare, con un computer, immagini e suoni relazionati con il volo in aereo. Si suddivide in sei sequenze con immagini reali che seguono un’ordine cronologico:
La prima sequenza ricrea i preparativi, con azioni come l’acquisto dei biglietti e la preparazione delle valigie.
La seconda sequenza corrisponde al viaggio verso l’aeroporto, ricreando i momenti in cui si ottiene la carta d’imbarco e l’attesa al gate.
La terza, quella che genera maggiore ansietà, è il momento del decollo.
La quarta corrisponde al volo.
La quinta all’atterraggio.
Infine, il programma include una sesta sequenza relativa ad incidenti nella quale vengono mostrate immagini catastrofiche, in modo che la persona sia preparata a gestire una notizia senza che questa le provochi ansia.


