lunedì 14 dicembre 2015

Parliamo di... Fobie

Attualmente esiste una grandissima quantità di fobie umane che possono svilupparsi in relazione a qualsiasi elemento con cui l'individuo può trovarsi in contatto. Con il termine fobia si fa riferimento a una paura irrazionale e persistente di fronte a certe situazioni, oggetti, animali accompagnata dall'irrefrenabile desiderio di evitare l'oggetto che incute timore.
Il problema maggiore è costituito dal fatto che le persone sperimentano reazioni emotive talmente forti di fronte allo stimolo temuto da essere incapaci di affrontare la situazione. Nei casi più gravi queste paure possono rappresentare un limite nel normale svolgimento della propria vita quotidiana perché il soggetto può giungere a voler evitare tutte le situazioni in cui vi è la possibilità di "incontrare" l'oggetto fobico.



Una delle tecniche più tradizionali ed antiche utilizzate per superare questo disturbo è la desensibilizzazione progressiva, nella quale la persona affronta gradualmente le sue paure esponendosi a quote “dosate” della situazione “minacciosa”. Tuttavia, vi sono occasioni nelle quali è veramente difficile trovare gli stimoli adeguati da esporre al paziente. E', a questo punto, che "entra in gioco" la realtà aumentata.
La Realtà Aumentata (Augmented Reality) consiste nell’introdurre elementi virtuali nel mondo reale in modo che la persona possa osservare allo stesso tempo un’immagine composta da una visualizzazione del mondo reale e una serie di elementi virtuali integrati in essa con cui può interagire. L’aspetto più importante di questo sistema si basa nel fatto che gli elementi virtuali rappresentano un complemento del mondo reale permettendo di realizzare un’esposizione controllata.  Attraverso la realtà aumentata è, quindi, possibile ricreare in un ambiente controllato una situazione che in condizioni reali genererebbe angoscia e perdita di controllo. Al soggetto viene presentata la situazione ansiogena facendogli decidere a quale grado di intensità vivere tale esperienza. Il soggetto agisce sui parametri di questo mondo immaginario in base alla tolleranza individuale. Per esempio, una persona con la fobia dei ragni potrebbe superare la sua paura iniziando ad interagire con esemplari virtuali controllati dal terapeuta.
Il sistema è composto da un computer connesso ad una videocamera e ad un casco virtuale. Attraverso la videocamera si cattura in un video la parte reale della scena e mediante il casco che indossa il paziente si mescolano entrambi gli elementi: il reale ed il virtuale. In questo modo è possibile realizzare un programma efficace che sia "autoapplicabile" ovvero che la persona non debba ricorrere all’aiuto di uno psicologo per realizzarlo, ma che possa farlo tranquillamente a casa sua, con appoggio professionale magari via internet o telefono.

In particolare, esiste un software per trattare la paura di volare, denominato CAFFT (Computer Assisted Fear of Flying Treatment) che si basa sul principio di adattamento mediante l’esposizione ripetuta agli stimoli ansiogenici e consiste nel presentare, con un computer, immagini e suoni relazionati con il volo in aereo. Si suddivide in sei sequenze con immagini reali che seguono un’ordine cronologico:
La prima sequenza ricrea i preparativi, con azioni come l’acquisto dei biglietti e la preparazione delle valigie.
La seconda sequenza corrisponde al viaggio verso l’aeroporto, ricreando i momenti in cui si ottiene la carta d’imbarco e l’attesa al gate.
La terza, quella che genera maggiore ansietà, è il momento del decollo.
La quarta corrisponde al volo.
La quinta all’atterraggio.
Infine, il programma include una sesta sequenza relativa ad incidenti nella quale vengono mostrate immagini catastrofiche, in modo che la persona sia preparata a gestire una notizia senza che questa le provochi ansia.

giovedì 10 dicembre 2015

Parliamo di... AURASMA


AURASMA è un'applicazione per Iphone e Android che permette di "animare" immagini statiche attraverso l'utilizzo della realtà aumentata.


venerdì 4 dicembre 2015

Parliamo di... Cogmed Working Memory Training

Si tratta di un'altra modalità di applicazione della tecnologia in ambito psicologico ovvero di un intervento che si basa su un software creato per migliorare la memoria di lavoro in persone con difficoltà di attenzione.

     

giovedì 3 dicembre 2015

Parliamo di... Sindrome dell'arto fantasma

Si tratta della sensazione anomala di persistenza di un arto dopo la sua amputazione o dopo che questo sia diventato insensibile: il soggetto affetto da questa patologia ne avverte la posizione, accusa sensazioni moleste e spesso dolorose, talora addirittura di movimenti come se questo fosse ancora presente. 


Cosa succede nel nostro cervello?




Le sensazioni provenienti dall'arto mancante sono dovute alla stimolazione di aree topograficamente contigue nella rappresentazione corticale (homunculus sensoriale).
Il fenomeno della plasticità corticale è di grande aiuto nel chiarire la componente sensoriale di questa sindrome, ma non sembra sufficiente a spiegare il motivo per cui alcuni soggetti affermino di poter avvertire chiaramente il movimento dell'arto amputato. Le sensazioni motorie sono dovute dal fatto che la corteccia motoria continua ad inviare segnali all'arto mancante spesso per molto tempo dopo l'amputazione


Quali sono i trattamenti possibili?


Il metodo più diffuso consiste nell'utilizzo della Mirror Box, ovvero una scatola dotata di uno specchio, in grado di dare al soggetto l'impressione di vedere il proprio arto fantasma nell'immagine riflessa dell'arto sano. Questo trattamento sembra aver portato numerosi benefici ai pazienti affetti da paralisi e dolori all'arto illusorio. Il fatto stesso di fornire un feedback visivo dell'arto in movimento sembra poter agire sui circuiti cerebrali tanto da variare la mappa corporea. 


           


Partendo dall'idea della Mirror Box, il ricercatore Max Ortiz Catalan ha sviluppato un metodo innovativo per il trattamento della sindrome dell'arto fantasma che utilizza la realtà aumentata. Egli pone degli elettrodi sul moncone che permettono di creare sullo schermo l'arto mancante. In seguito, il soggetto utilizza questo arto virtuale in un gioco di corse automobilistiche in modo tale da giungere a una percezione più complessa dell'arto mancante rispetto all'uso dello specchio. Questa terapia è stata sperimentata su un uomo di 72 anni ed ha avuto un notevole successo. 


                           

Questo è un perfetto esempio di come la tecnologia possa fornire un importante supporto in ambito psicologico. 

WELCOME!

Benvenuti! Siamo Elisa e Chiara, due studentesse del terzo anno della facoltà di Scienze e Tecniche psicologiche dell'Università di Pavia.
I protagonisti di questo blog saranno due argomenti nei confronti dei quali nutriamo particolare interesse: la Psicologia e la Tecnologia, che ormai sta diventando un elemento immancabile della nostra vita quotidiana. In particolare vi illustreremo alcune possibilità di applicazione della tecnologia come "supporto" alla psicologia.

Buona lettura!